La Parola che accompagna

Mercoledì 29 aprile
Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo

Figlioli miei, questo è il messaggio che abbiamo udito da lui e che noi vi annunciamo: Dio è luce e in lui non c’è tenebra alcuna. Se diciamo di essere in comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, siamo bugiardi e non mettiamo in pratica la verità. Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù, il Figlio suo, ci purifica da ogni peccato. Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto tanto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. Se diciamo di non avere peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola non è in noi. Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paràclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. È lui la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Come vivere questa Parola?

Le cose nascoste ai dotti sono da Dio rivelate ai piccoli. “Piccoli” che nella storia della Chiesa abbiamo più volte visto trasformarsi ed ergersi come giganti, ricostruendo l’opportunità di tornare a Dio, di comprendere, interpretare più profondamente il Vangelo nel loro oggi. Santa Caterina, patrona d’Italia. Una santa lontana nel tempo e nella nostra sensibilità, vissuta in un medioevo pieno di luce e di ombre che ancora molto può dirci. Caterina: donna di religione, cioè consacrata alla preghiera e all’azione nel neonato ordine domenicano, scelta ritenuta sconveniente per una così giovane donna. Donna interventista, cosa del tutto inusuale per un’epoca dominata da imperante maschilismo, ha agito nella vita politica del tempo con inattesa efficacia, richiamando tutti all’essenzialità. Contro il rischio di una Chiesa troppo compromessa e timorosa nell’agire politico Caterina richiama il papa al suo dovere di restare nella propria Diocesi – Roma – abbandonando la provvisoria anche se più sicura Avignone. Abbiamo bisogno di donne del genere, la Chiesa ha bisogno di profetesse che richiamino la Chiesa e la nazione italiana alle proprie origini, dicendo ancora che solo la fede e la preghiera e il silenzio possono plasmare caratteri e situazioni.

La voce del Beato Paolo VI° Caterina da Siena offre nei suoi scritti uno dei più fulgidi modelli di quei carismi di esortazione, di parola di sapienza e di parola di scienza, che san Paolo mostrò operanti in alcuni fedeli presso le primitive comunità cristiane. […] Ed invero, quanti raggi di sovrumana sapienza, quanti urgenti richiami all’imitazione di Cristo in tutti i misteri della sua vita e della sua Passione, quanti efficaci ammaestramenti per la pratica delle virtù, proprie dei vari stati di vita, sono sparsi nelle opere della Santa! Le sue Lettere sono come altrettante scintille di un fuoco misterioso, acceso nel suo cuore ardente dall’Amore Infinito, ch’è lo Spirito Santo.

don Pierangelo Cerutti

Martedì 28 aprile
Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, Stefano [diceva al popolo, agli anziani e agli scribi:] «Testardi e incirconcisi nel cuore e nelle orecchie, voi opponete sempre resistenza allo Spirito Santo. Come i vostri padri, così siete anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete diventati traditori e uccisori, voi che avete ricevuto la Legge mediante ordini dati dagli angeli e non l’avete osservata». All’udire queste cose, erano furibondi in cuor loro e digrignavano i denti contro Stefano.  Ma egli, pieno di Spirito Santo, fissando il cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio e disse: «Ecco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio». Allora, gridando a gran voce, si turarono gli orecchi e si scagliarono tutti insieme contro di lui, lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane, chiamato Sàulo. E lapidavano Stefano, che pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». Poi piegò le ginocchia e gridò a gran voce: «Signore, non imputare loro questo peccato». Detto questo, morì.  Saulo approvava la sua uccisione.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, la folla disse a Gesù: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù ha chiesto la fede in lui, un’adesione totale alla sua persona, ma la gente non ci sta. Ci vuole ben altro per credere in lui, non basta il miracolo del pane. Quindi, come i Farisei chiedono un segno più strepitoso e citano quello che avvenne nel deserto, quando Dio con la manna diede loro un pane disceso dal cielo, Gesù cambia il soggetto e dice: «Non è Mosè che ve lo ha dato» e poi passando dal passato al presente aggiunge: «ma il Padre mio vi dà ora un pane dal cielo, quello vero». E, definendo se stesso dice che il pane vero è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo? E’ sorgente di vita per tutti, non solo per un popolo?. A questo punto come la samaritana, quando ha sentito parlare di un’acqua che disseta per sempre, anche i Farisei rispondono in modo simile: «Signore, dacci sempre questo pane». La samaritana ha detto così per togliersi il fastidio di attingere ogni giorno al pozzo. Essi hanno risposto per un simile motivo, non perché vogliono credere.

Signore Risorto, dacci sempre questo pane! Forse il “digiuno eucaristico” di queste settimane accresce il bisogno e il desiderio di questo PANE. Prepariamoci per  riceverlo con più fede e con senso di gratitudine, non per abitudine.

La voce di S. Agostino: «Chi, se non Cristo, è il pane del cielo? Ma perché l’uomo potesse mangiare il pane degli angeli, il Signore degli angeli si è fatto uomo. Se tale non si fosse fatto, non avremmo il suo corpo; non avendo il corpo proprio di lui, non mangeremmo il pane dell’altare».

don Pierangelo Cerutti

Lunedì 27 aprile
Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, Stefano, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo. Allora alcuni della sinagoga detta dei Liberti, dei Cirenèi, degli Alessandrini e di quelli della Cilìcia e dell’Asia, si alzarono a discutere con Stefano, ma non riuscivano a resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava. Allora istigarono alcuni perché dicessero: «Lo abbiamo udito pronunciare parole blasfeme contro Mosè e contro Dio». E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo condussero davanti al sinedrio. Presentarono quindi falsi testimoni, che dissero: «Costui non fa che parlare contro questo luogo santo e contro la Legge. Lo abbiamo infatti udito dichiarare che Gesù, questo Nazareno, distruggerà questo luogo e sovvertirà le usanze che Mosè ci ha tramandato». E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo.

Dal Vangelo secondo Giovanni

Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie. Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».

Fugge il Signore. No, non si aspettava certo una reazione di quel genere. Ha rischiato tanto, si è messo in gioco. Lui che da sempre ha fuggito i miracoli, ha compiuto il più eclatante dei miracoli. Forse sperava che la folla fosse pronta a quanto aveva da dire. A manifestare il vero volto di un Dio che ci chiama ad essere suoi collaboratori. L’idea del Signore era evidente: davanti a tanta fame mettiti in gioco. La folla invece, ha capito l’esatto contrario: ecco un Dio che ci risolve magicamente i problemi. Gesù è stordito dal tentativo della folla di farlo re. No, non hanno capito nulla, la missione è fallita. Quando la gente riesce a trovarlo viene trattata duramente. Dio non usa i guanti quando vede che siamo lontani dalla verità.

E’ vero: troppe volte cerchiamo Dio perché ci sazia, perché ci riempie la pancia e per nessun’altra ragione. Non dobbiamo cercare Dio per ciò che ci dona ma perché è l’unico che può colmare il nostro cuore, l’unico che ci porta alla pienezza. Non cerchiamo Dio perché soddisfi i nostri appetiti ma perché è l’unico che può veramente riempire il nostro infinito desiderio di bene.

don Pierangelo Cerutti

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