La Parola che accompagna

Sabato 25 aprile
Dalla prima lettera di San Pietro apostolo

Carissimi, rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili. Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché vi esalti al tempo opportuno, riversando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi. Siate sobri, vegliate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede, sapendo che le medesime sofferenze sono imposte ai vostri fratelli sparsi per il mondo. E il Dio di ogni grazia, il quale vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo Gesù, egli stesso, dopo che avrete un poco sofferto, vi ristabilirà, vi confermerà, vi rafforzerà, vi darà solide fondamenta. A lui la potenza nei secoli. Amen! Vi ho scritto brevemente per mezzo di Silvano, che io ritengo fratello fedele, per esortarvi e attestarvi che questa è la vera grazia di Dio. In essa state saldi! Vi saluta la comunità che vive in Babilonia, e anche Marco, figlio mio. Salutatevi l’un l’altro con un bacio d’amore fraterno. Pace a voi tutti che siete in Cristo!

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

Battezzate! Immergete tutto il mondo nel Vangelo di Gesù. Ogni incontro, ogni sguardo, ogni gesto che facciamo dovrebbe essere un tuffo, per le persone che incontriamo, nel sorriso stesso di Dio. Ogni parola che diciamo dovrebbe essere un’onda della benevolenza che il Padre ha nei confronti di ogni creatura.

La vita può essere un canto che guarisce tante malattie. E lo può essere se diventa davvero un cantare in eterno l’amore del Signore, quell’amore del Signore che abbiamo sperimentato per primi, ogni volta che abbiamo sentito la sua presenza accanto a noi.

Battezzate! Che l’onda dell’amore di Dio, attraverso di noi, possa immergere questo mondo nell’abbraccio universale del Padre. Il Signore agisce con noi!

don Gabriele Vitiello

Venerdì 24 aprile
Dagli atti degli Apostoli

In quei giorni, si alzò nel sinedrio un fariseo, di nome Gamalièle, dottore della Legge, stimato da tutto il popolo. Diede ordine di far uscire [gli apostoli] per un momento e disse: «Uomini di Israele, badate bene a ciò che state per fare a questi uomini. Tempo fa sorse Tèuda, infatti, che pretendeva di essere qualcuno, e a lui si aggregarono circa quattrocento uomini. Ma fu ucciso, e quelli che si erano lasciati persuadere da lui furono dissolti e finirono nel nulla. Dopo di lui sorse Giuda il Galileo, al tempo del censimento, e indusse gente a seguirlo, ma anche lui finì male, e quelli che si erano lasciati persuadere da lui si dispersero. Ora perciò io vi dico: non occupatevi di questi uomini e lasciateli andare. Se infatti questo piano o quest’opera fosse di origine umana, verrebbe distrutta; ma, se viene da Dio, non riuscirete a distruggerli. Non vi accada di trovarvi addirittura a combattere contro Dio!». Seguirono il suo parere e, richiamati gli apostoli, li fecero flagellare e ordinarono loro di non parlare nel nome di Gesù. Quindi li rimisero in libertà. Essi allora se ne andarono via dal sinedrio, lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù. E ogni giorno, nel tempio e nelle case, non cessavano di insegnare e di annunciare che Gesù è il Cristo.

Dal Vengelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzati gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

Questo brano ha ricevuto moltissimi commenti. Ciascuno di voi saprebbe commentarlo meglio di me. E allora permettete che, quasi tralasciando l’episodio della moltiplicazione (o divisione?) dei pani, mi soffermi su quell’ultimo versetto, messo lì quasi a margine di questa famosa scena.

Gesù, si ritira sul monte (alcune traduzioni riportano addirittura “fuggì”).  Che fatica per Gesù riuscire a sottrarsi alle visioni di Lui che non sono quelle giuste, quelle vere. Quanta fatica per sottrarsi alle interpretazioni che lo vogliono far essere ciò che Lui non è (in questo caso un re capace di sfamare il popolo).  Visioni e interpretazioni che lo hanno accompagnato per tutta la sua vita terrena, ma forse anche nei secoli che si sono succeduti.

Chissà anche dentro la nostra testa “cosa” abbiamo fatto diventare Gesù? Chissà se di fronte a quello che noi pensiamo di Lui e vogliamo da Lui, non debba fuggire? Aiutaci, Signore, ad accoglierti e volerti per quello che davvero sei, e non per quello che vorremmo noi.

don Gabriele Vitiello

Giovedì 23 aprile
Dagli atti degli Apostoli

In quei giorni, [il comandante e gli inservienti] condussero gli apostoli e li presentarono nel sinedrio; il sommo sacerdote li interrogò dicendo: «Non vi avevamo espressamente proibito di insegnare in questo nome? Ed ecco, avete riempito Gerusalemme del vostro insegnamento e volete far ricadere su di noi il sangue di quest’uomo». Rispose allora Pietro insieme agli apostoli: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo a una croce. Dio lo ha innalzato alla sua destra come capo e salvatore, per dare a Israele conversione e perdono dei peccati. E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a quelli che gli obbediscono». All’udire queste cose essi si infuriarono e volevano metterli a morte.

Dal Vangelo secondo Giovanni

Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza. Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero. Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito. Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui.

Bisogna riconoscere che Giovannino, l’evangelista, non è proprio facilissimo da capire. Alcuni passaggi ci vorrebbero portare proprio in alto. E noi, abituati a scorrazzare raso terra, facciamo un po’ fatica.

Dopo il colloquio notturno con Nicodemo, nei versetti che precedono il brano di oggi troviamo una bella testimonianza di Giovanni il Battista (l’ultima), nella quale egli ribadisce di non essere il Cristo e aggiunge “Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo esulta gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire”. Giovanni ha riempito la sua vita di gioia lasciando che la voce di Gesù, lo sposo, riempisse la sua vita. Ha fatto posto al verbo di Dio. E senza misura è stato riempito di Spirito. Ha ascoltato il Maestro e ha sperimentato la bellezza della Vita di Gesù.

Ecco perché leggiamo “chi non obbedisce (da ob-audire = ascoltare con attenzione) al Figlio non vedrà la vita”: perché è l’ascolto del Vangelo che apre la nostra vita all’incontro con la Misericordia e l’Amore di Dio che si rivela come Padre. Chi non ascolta e ama il Vangelo resterà sotto lo scacco di un Dio iroso, padrone. E non gusterà mai la dolcezza della Vita di Gesù.

don Gabriele Vitiello

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