La Parola che accompagna

Sabato 4 aprile
Dal libro del profeta Ezechiele

Così dice il Signore Dio: Ecco, io prenderò i figli d’Israele dalle nazioni fra le quali sono andati e li radunerò da ogni parte e li ricondurrò nella loro terra: farò di loro un solo popolo nella mia terra, sui monti d’Israele; un solo re regnerà su tutti loro e non saranno più due popoli, né saranno più divisi in due regni. Non si contamineranno più con i loro idoli, con i loro abomìni e con tutte le loro iniquità; li libererò da tutte le ribellioni con cui hanno peccato, li purificherò e saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio.  Il mio servo Davide regnerà su di loro e vi sarà un unico pastore per tutti; seguiranno le mie norme, osserveranno le mie leggi e le metteranno in pratica. Abiteranno nella terra che ho dato al mio servo Giacobbe. In quella terra su cui abitarono i loro padri, abiteranno essi, i loro figli e i figli dei loro figli, per sempre; il mio servo Davide sarà loro re per sempre. Farò con loro un’alleanza di pace; sarà un’alleanza eterna con loro. Li stabilirò e li moltiplicherò e porrò il mio santuario in mezzo a loro per sempre. In mezzo a loro sarà la mia dimora: io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Le nazioni sapranno che io sono il Signore che santifico Israele, quando il mio santuario sarà in mezzo a loro per sempre.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che Gesù aveva compiuto, [ossia la risurrezione di Làzzaro,] credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto. Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinèdrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione». Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo. Gesù dunque non andava più in pubblico tra i Giudei, ma da lì si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Èfraim, dove rimase con i discepoli. Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?».

Eh sì, caro Caifa, hai proprio ragione! E’ stato conveniente che un solo uomo, QUEL solo uomo, morisse. E per tutta la nazione, per tutta l’umanità. Anche per te! Anche per me. Solo Lui poteva morire per salvare questa nazione, questo mondo.

E anche Lui, Gesù, lo sapeva ormai: solo la sua morte poteva portare salvezza. L’uomo non si può salvare da solo: e questo lo stiamo sperimentando. E allora sì, Gesù “verrà alla festa”, salirà a Gerusalemme. Per compiere la grande Pasqua, per vivere il grande passaggio dalla morte alla Vita e portarci tutti da questa terra di morte (per chi prima, per chi dopo), al suo Regno di Vita.

Gesù non è venuto perché semplicemente ci volessimo bene qui sulla terra. Non sarebbe servito tutto quel trambusto dell’Incarnazione, della predicazione, della Morte e della Risurrezione per dirci di volerci bene: tanti altri nella storia lo hanno detto e lo hanno fatto. Gesù è venuto per aprirci la porta e riportarci a Casa. Per donarci la Vita. Ed è quello che stiamo per contemplare nella Grande Settimana che si apre innanzi a noi.

don Gabriele Vitiello

Venerdì 3 aprile
Dal libro del profeta Geremia

Sentivo la calunnia di molti: «Terrore all’intorno! Denunciatelo! Sì, lo denunceremo». Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta: «Forse si lascerà trarre in inganno, così noi prevarremo su di lui, ci prenderemo la nostra vendetta». Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso, per questo i miei persecutori vacilleranno e non potranno prevalere; arrossiranno perché non avranno successo, sarà una vergogna eterna e incancellabile. Signore degli eserciti, che provi il giusto, che vedi il cuore e la mente, possa io vedere la tua vendetta su di loro, poiché a te ho affidato la mia causa! Cantate inni al Signore, lodate il Signore, perché ha liberato la vita del povero dalle mani dei malfattori.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, i Giudei raccolsero delle pietre per lapidare Gesù. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre; per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».  Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: “Io ho detto: voi siete dèi”? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata -, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.  Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.

Quanta incomprensione deve avere sofferto Gesù!

Eppure aveva fatto bene ogni cosa, aveva guarito i malati, ridato la vista ai ciechi.

Aveva annunciato una notizia buona per OGNI uomo, non chiedendo niente se non di lasciarsi amare per imparare ad amare. Perché allora tutta questa resistenza, questo sospetto, questa incomprensione? Avremmo desistito, noi. Che molliamo subito la presa quando non veniamo ricambiati delle nostre attenzioni. Che mettiamo subito il muso se non ci sentiamo considerati. E invece Lui, forse in una indicibile solitudine, va avanti. Pronto a vivere la sua settimana santa: anche quello, solo ed esclusivamente per noi! Grazie, Signore Gesù. Semplicemente, grazie!

don Gabriele Vitiello

Giovedì 2 aprile
Dal libro della Genesi

In quei giorni Abram si prostrò con il viso a terra e Dio parlò con lui: «Quanto a me. ecco la mia alleanza è con te: diventerai padre di una moltitudine di nazioni. Non ti chiamerai più Abram, ma ti chiamerai Abramo, perché padre di una moltitudine di nazioni ti renderò. E ti renderò molto, molto fecondo; ti farò diventare nazioni e da te usciranno dei re. Stabilirò la mia alleanza con te e con la tua discendenza dopo di te di generazione in generazione, come alleanza perenne, per essere il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te. La terra dove sei forestiero, tutta la terra di Canaan, la darò in possesso per sempre a te e alla tua discendenza dopo di te; sarò il loro Dio». Disse Dio ad Abramo: «Da parte tua devi osservare la mia alleanza, tu e la tua discendenza dopo di te, di generazione in generazione».

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: ”È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».  Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

Dio ama stringere alleanza con l’uomo. Mi sono sempre chiesto perché, dal momento che noi uomini l’abbiamo sempre metodicamente rotta questa amicizia con Lui.  E lui non si stanca di tenderci la sua mano. Da Noè ad Abramo e così per tutta la storia di questa umanità adultera.  Poi, ho capito il perché: consacrando il vino durate la messa le parole sono queste: “Questo è il calice del mio sangue per la nuova ed eterna alleanza”. Ecco perché: perché Dio “ce l’ha nel sangue” di volerci con Lui. E a fronte dei nostri tradimenti, Lui ha deciso di darci questo sangue, di firmare con questo sangue l’eterna alleanza. Perché nel sangue di Gesù non c’è infedeltà che non sia bruciata. Scrive santa Teresa: “Se avessi mai commesso il peggiore dei crimini per sempre manterrei la stessa fiducia poiché io so che questa moltitudine di offese non è che goccia d’acqua in un braciere ardente”. E questo braciere è il cuore di Dio, folle di amore per la sua creatura!

don Gabriele Vitiello

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