La Parola che accompagna

Sabato 28 marzo
Dal libro del profeta Geremia

Il Signore me lo ha manifestato e io l’ho saputo; mi ha fatto vedere i loro intrighi. E io, come un agnello mansueto che viene portato al macello, non sapevo che tramavano contro di me, e dicevano: «Abbattiamo l’albero nel suo pieno vigore, strappiamolo dalla terra dei viventi; nessuno ricordi più il suo nome». Signore degli eserciti, giusto giudice,
che provi il cuore e la mente, possa io vedere la tua vendetta su di loro, poiché a te ho affidato la mia causa.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, all’udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: “Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo”?». E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui. Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!». Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». E ciascuno tornò a casa sua.

La prima lettura ci mostra che i parenti e i nemici di Geremia si organizzano per non permettere che annunci violenze e avversità inviati da Dio aspettando una conversione. Il profeta si sente minacciato di morte per cui può solo invocare giustizia e implorare aiuto dal Signore. In Geremia è prefigurato Gesù servo obbediente al Padre che, attraverso la sua parola e le sue opere, realizza la salvezza dell’umanità. Alcuni credono che Lui è davvero il profeta aspettato da sempre, ma i detentori della vita religiosa, tra cui i farisei religiosissimi, non credono all’uomo di Nazaret e non sentono bisogno di salvezza. Tutti noi ne abbiamo bisogno.

Anche nella storia della Chiesa il Signore ha inviato molti profeti, alle volte accettati (pensiamo a Papa Giovanni, a Madre Teresa) e altre volte emarginati (don Milani, padre Pio). Quando valorizziamo il nostro battesimo possiamo manifestare anche noi la profezia percorrendo cammini di solidarietà, di perdono, di spiritualità, di valorizzazione. Durante questi giorni difficili per tutti possiamo augurarci “coraggio” e pregare il Signore perché sorregga tante persone che stanno spendendosi per i fratelli segnati dal coronavirus

Monsignor Guerrino Brusati

Venerdì 27 marzo
Dal libro della Sapienza

Dicono [gli empi] fra loro sragionando: «Tendiamo insidie al giusto, che per noi è d’incomodo e si oppone alle nostre azioni; ci rimprovera le colpe contro la legge e ci rinfaccia le trasgressioni contro l’educazione ricevuta. Proclama di possedere la conoscenza di Dio e chiama sé stesso figlio del Signore. È diventato per noi una condanna dei nostri pensieri; ci è insopportabile solo al vederlo, perché la sua vita non è come quella degli altri, e del tutto diverse sono le sue strade. Siamo stati considerati da lui moneta falsa, e si tiene lontano dalle nostre vie come da cose impure. Proclama beata la sorte finale dei giusti e si vanta di avere Dio per padre. Vediamo se le sue parole sono vere, consideriamo ciò che gli accadrà alla fine. Se infatti il giusto è figlio di Dio, egli verrà in suo aiuto e lo libererà dalle mani dei suoi avversari. Mettiamolo alla prova con violenze e tormenti, per conoscere la sua mitezza e saggiare il suo spirito di sopportazione. Condanniamolo a una morte infamante, perché, secondo le sue parole, il soccorso gli verrà». Hanno pensato così, ma si sono sbagliati; la loro malizia li ha accecati. Non conoscono i misteriosi segreti di Dio, non sperano ricompensa per la rettitudine né credono a un premio per una vita irreprensibile.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo. Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. Quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto. Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia». Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato». Cercarono allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora.

Dalla prima lettura possiamo riflettere il diffondersi e l’aumentare, tra il popolo ebreo, della violenza dei malvagi che si organizzano per sradicare la presenza, la predicazione e la testimonianza di vita obbediente di chi vuole e fa il bene. Gli empi, i malvagi, percepiscono la presenza del giusto come un continuo rimprovero alla loro vita superficiale e materialista. Faticano a riconoscerlo come inviato di Dio, meglio sbarazzarsi di lui.

È quello che ci suggerisce anche il vangelo di oggi. Dopo aver guarito il paralitico, per Gesù sono cominciate le critiche violente fino a pensare di ucciderlo perché si rivelò come il Cristo, il Messia atteso dal popolo e inviato da Dio Padre. La gente, arrivata per la festa, conosceva Gesù come il falegname di Nazaret, il figlio di Giuseppe, ma le parole e le opere che il falegname faceva erano segnali di obbedienza al Padre celeste, che Gesù conosceva e al quale voleva obbedire. Gli oppositori non accettano, si organizzano per uccidere Gesù che fugge fino a quando deciderà di offrirsi. In questi giorni che abbiamo più tempo per riflettere e pregare chiediamo allo Spirito Santo che ci liberi dalle nostre piccole violenze e ci apra il cuore e la mente per conoscere sempre più la persona, le parole e il progetto del Maestro.

Monsignor Guerrino Brusati

Giovedì 26 marzo
Dal libro dell’Esodo

In quei giorni, il Signore disse a Mosè: «Va’, scendi, perché il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto, si è pervertito. Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato! Si sono fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostràti dinanzi, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: Ecco il tuo Dio, Israele, colui che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto». Il Signore disse inoltre a Mosè: «Ho osservato questo popolo: ecco, è un popolo dalla dura cervìce. Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori. Di te invece farò una grande nazione». Mosè allora supplicò il Signore, suo Dio, e disse: «Perché, Signore, si accenderà la tua ira contro il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto con grande forza e con mano potente? Perché dovranno dire gli Egiziani: Con malizia li ha fatti uscire, per farli perire tra le montagne e farli sparire dalla terra? Desisti dall’ardore della tua ira e abbandona il proposito di fare del male al tuo popolo. Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo, e tutta questa terra, di cui ho parlato, la darò ai tuoi discendenti e la possederanno per sempre». Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera. Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce. Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato. Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita. Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio? Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».

Rendere testimonianza a Gesù è importante. La Chiesa è maestra, ma attraverso ciascuno di noi deve esprimere testimonianza. Abbiamo sul nostro cammino dei doni preziosi, quale la Parola, i Sacramenti, Comunità e poi tanti momenti forti e tante occasioni per vivere la Carità.

Tutto quanto incontriamo sul nostro cammino, a volte desiderato e preparato, molte altre volte momenti che creano difficoltà, come il coronavirus, ma anche in queste situazioni siamo chiamati ad essere testimoni.

In questi giorni possiamo lasciarci illuminare leggendo la biografia di qualche testimone, di qualche Santo che possa incoraggiarci, perché tutti hanno vissuto qualche momento duro, ma sempre ponendo la fiducia e trovando la forza nel Signore.

Monsignor Guerrino Brusati

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