La Parola che accompagna

Mercoledì 6 maggio
Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, la parola di Dio cresceva e si diffondeva. Bàrnaba e Sàulo poi, compiuto il loro servizio a Gerusalemme, tornarono prendendo con sé Giovanni, detto Marco. C’erano nella Chiesa di Antiòchia profeti e maestri: Bàrnaba, Simeone detto Niger, Lucio di Cirène, Manaèn, compagno d’infanzia di Erode il tetràrca, e Sàulo. Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo Spirito Santo disse: «Riservate per me Bàrnaba e Sàulo per l’opera alla quale li ho chiamati». Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li congedarono. Essi dunque, inviati dallo Spirito Santo, scesero a Selèucia e di qui salparono per Cipro. Giunti a Salamina, cominciarono ad annunciare la parola di Dio nelle sinagoghe dei Giudei.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù esclamò: «Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».

Mi pare fosse ad Antiochia che i seguaci di Gesù, per la prima volta, furono chiamati con il nome di “cristiani”. Da allora questo nome ci accompagna con tutta la sua responsabilità: portiamo addosso il nome di Cristo! E il Vangelo di oggi ci viene a scovare su un tema che, penso, ci tocchi da vicino. Sì, perché ogni giorno ci troviamo a essere giudici, spesso poco clementi, nei confronti di persone o di situazioni, vicine o lontane che siano. “Ma io – ci ripete oggi Gesù – non sono mica venuto a condannare il mondo: io vorrei salvarle quelle persone che hanno sbagliato, quelle situazioni che vedi così sbagliate. Tu, che porti il mio nome, invece di condannare, ci staresti ad aiutarmi a fare questo? Ci stai, invece che a giudicare e condannare, ad ascoltare, comprendere, avere compassione, aiutare, dare nuove possibilità?”. Con il Battesimo ci è stata consegnata la Luce di Cristo: che il Signore ci aiuti a gettare sugli altri sempre e solo tanta Luce!

don Gabriele Vitiello

Martedì 5 maggio
Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, quelli che si erano dispersi a causa della persecuzione scoppiata a motivo di Stefano erano arrivati fino alla Fenicia, a Cipro e ad Antiòchia e non proclamavano la Parola a nessuno fuorché ai Giudei. Ma alcuni di loro, gente di Cipro e di Cirène, giunti ad Antiòchia, cominciarono a parlare anche ai Greci, annunciando che Gesù è il Signore. E la mano del Signore era con loro e così un grande numero credette e si convertì al Signore. Questa notizia giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme, e mandarono Bàrnaba ad Antiòchia. Quando questi giunse e vide la grazia di Dio, si rallegrò ed esortava tutti a restare, con cuore risoluto, fedeli al Signore, da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede. E una folla considerevole fu aggiunta al Signore. Bàrnaba poi partì alla volta di Tarso per cercare Sàulo: lo trovò e lo condusse ad Antiòchia. Rimasero insieme un anno intero in quella Chiesa e istruirono molta gente. Ad Antiòchia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani.

Dal Vangelo secondo Giovanni

Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente». Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Chi appartiene a chi? Gesù e il Padre sono una cosa sola. E le pecore sono nelle mani forti e salde del Padre e, di conseguenza, di Gesù. E non solo io. Ma tutte le pecore sono in Dio, perché PER TUTTE quel Pastore è morto in croce: ci ha comprati TUTTI con il suo sangue. Siamo suoi ormai!

Chi ci separerà? Chi ci strapperà dal cuore di Dio? Chi ci dividerà dalle persone che amiamo? Forse il male? Forse i nostri peccati? Forse la cattiveria altrui?

SIAMO SUOI!! Abbandoniamoci a questa Voce, con fiducia. La riconosciamo? O la teniamo in modalità “muto”, senza che possa sussurrarci quelle Parole così rassicuranti, così piene di fiducia, così cariche di tenerezza. Ascoltiamo la Sua voce, che ci invita a prendere giorno per giorno quello che viene senza spaventarci mai, perché siamo suoi!!

don Gabriele Vitiello

Lunedì 4 maggio
Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, gli apostoli e i fratelli che stavano in Giudea vennero a sapere che anche i pagani avevano accolto la parola di Dio. E, quando Pietro salì a Gerusalemme, i fedeli circoncisi lo rimproveravano dicendo: «Sei entrato in casa di uomini non circoncisi e hai mangiato insieme con loro!». Allora Pietro cominciò a raccontare loro, con ordine, dicendo: «Mi trovavo in preghiera nella città di Giaffa e in estasi ebbi una visione: un oggetto che scendeva dal cielo, simile a una grande tovaglia, calata per i quattro capi, e che giunse fino a me. Fissandola con attenzione, osservai e vidi in essa quadrupedi della terra, fiere, rettili e uccelli del cielo. Sentii anche una voce che mi diceva: “Coraggio, Pietro, uccidi e mangia!”. Io dissi: “Non sia mai, Signore, perché nulla di profano o di impuro è mai entrato nella mia bocca”. Nuovamente la voce dal cielo riprese: “Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo profano”. Questo accadde per tre volte e poi tutto fu tirato su di nuovo nel cielo. Ed ecco, in quell’istante, tre uomini si presentarono alla casa dove eravamo, mandati da Cesarèa a cercarmi. Lo Spirito mi disse di andare con loro senza esitare. Vennero con me anche questi sei fratelli ed entrammo in casa di quell’uomo. Egli ci raccontò come avesse visto l’angelo presentarsi in casa sua e dirgli: “Manda qualcuno a Giaffa e fa’ venire Simone, detto Pietro; egli ti dirà cose per le quali sarai salvato tu con tutta la tua famiglia”. Avevo appena cominciato a parlare quando lo Spirito Santo discese su di loro, come in principio era disceso su di noi. Mi ricordai allora di quella parola del Signore che diceva: “Giovanni battezzò con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo”. Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato a noi, per aver creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io per porre impedimento a Dio?». All’udire questo si calmarono e cominciarono a glorificare Dio dicendo: «Dunque anche ai pagani Dio ha concesso che si convertano perché abbiano la vita!».

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde; egli è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. E ho altre pecore che non sono di quest’ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio».

Il Vangelo di ieri ha dipinto davanti ai nostri occhi l’immagine di Gesù, Bel Pastore. E i Vangeli che leggeremo in questa settimana sono tutti brani che vogliono tratteggiare e definire meglio questo volto, il Volto Santo.

Oggi troviamo i versetti che seguono immediatamente quelli del Vangelo di ieri. Qui Gesù appare come colui che dà la sua vita per le pecore. La vita delle pecore “vale” la vita del Pastore. Forse potremmo azzardare dire addirittura che la vita delle pecore, agli occhi del Pastore, vale “più” della sua. Sono più importanti le pecore, di sé stesso (a differenza del mercenario che si preoccupa anzitutto della sua di vita).

Chissà cosa cambierebbe nella mia vita se imparassi a considerare (senza estremismi auto-distruttivi, ovviamente), la vita dell’altro “più importante” della mia…

don Gabriele Vitiello

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