La Parola che accompagna

Mercoledì 15 aprile
Dagli atti degli Apostoli

In quei giorni, Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera delle tre del pomeriggio. Qui di solito veniva portato un uomo, storpio fin dalla nascita; lo ponevano ogni giorno presso la porta del tempio detta Bella, per chiedere l’elemosina a coloro che entravano nel tempio. Costui, vedendo Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, li pregava per avere un’elemosina. Allora, fissando lo sguardo su di lui, Pietro insieme a Giovanni disse: «Guarda verso di noi». Ed egli si volse a guardarli, sperando di ricevere da loro qualche cosa. Pietro gli disse: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!». Lo prese per la mano destra e lo sollevò .Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono e, balzato in piedi, si mise a camminare; ed entrò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio. Tutto il popolo lo vide camminare e lodare Dio e riconoscevano che era colui che sedeva a chiedere l’elemosina alla porta Bella del tempio, e furono ricolmi di meraviglia e stupore per quello che gli era accaduto.

Dagli Vangelo secondo Luca

Ed ecco, in quello stesso giorno, [il primo della settimana,] due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

È un vero cammino di fede quello che ci presenta il brano: è Gesù che oggi – attraverso la Chiesa – si fa presente nella divina parola e nell’Eucarestia, si accosta a noi nella vita di ogni giorno, ci interroga e ci illumina sugli avvenimenti rileggendoli alla luce di Dio. I due discepoli di Emmaus, dopo aver incontrato il Signore e dopo averlo riconosciuto nel segno del pane, ritornano a quella comunità che avevano abbandonato con il cuore pieno di tristezza. La vita comunitaria deve offrire il clima di fede e di carità, che sostiene la testimonianza insieme alla preghiera. Chiedo a Gesù che lui stesso accompagni ciascuno di noi, come ha accompagnato i due discepoli di Emmaus, così anche noi, al termine del cammino, possiamo ripetere la loro preghiera: “Resta con noi perché si fa sera”.

Monsignor Guerrino Brusati

Martedì 14 aprile
Dagli atti degli Apostoli

[Nel giorno di Pentecoste,] diceva Pietro diceva ai Giudei: «Sappia dunque con certezza tutta la casa di Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso!» .All’udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?». E Pietro disse: «Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro». Con molte altre parole rendeva testimonianza e li esortava: «Salvatevi da questa generazione perversa!». Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno furono aggiunte circa tremila persone.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto».Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”».Maria di Màgdala andò subito ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Siamo ancora al mattino di Pasqua. Pietro e Giovanni sono entrati nel sepolcro. Maria aspetta fuori, forse per paura, forse per rispetto, e piange. Ma è proprio lei la beneficiaria dell’incredibile privilegio di vedere per prima il Signore risorto. La scena descritta da Giovanni è di straordinaria efficacia e ricchezza di particolari, come quel “non mi trattenere” (“Noli me tangere”) che è il soggetto di un numero sterminato di opere artistiche.

Curiosa, a viste umane, la fama che ha circondato la Maddalena. Di lei San Luca racconta che fu guarita da un male, psichico o fisico, che doveva essere molto grave, come suggerito dall’uso del numero sette: “Maria di Màgdala, dalla quale erano usciti sette demoni” (Lc 8, 2). Nei testi canonici non si trova invece appoggio al fatto che Ella sia la peccatrice che, sempre nel racconto del terzo vangelo, versa unguento sui piedi del Signore e poi li asciuga con i capelli. Eppure, “con collegamento sbrigativo… la tradizione popolare non ha avuto esitazioni e ha fatto divenire Maria Maddalena una prostituta”.

Chissà? Se tutto è Provvidenza, anche qui si può forse “intravvedere” un disegno di Dio. Pietro non ha forse rinnegato Cristo? Paolo non ha perseguitato i cristiani, approvando anche la lapidazione di Stefano? Eppure il Signore li ha designati come colonne eterne della Chiesa. Anche Maria di Màgdala ha peccato, ma non sono i peccati che impediscono a Dio di fare grandi cose in una creatura, comunque fragile. L’unico vero ostacolo è il rifiuto di amare, la chiusura ostinata del cuore. Maria di Màgdala, come Pietro e Paolo, ha molto amato e per questo è stata ritenuta degna dello straordinario privilegio che oggi e sempre la Chiesa ricorda. L’amore del Signore è sempre più grande del mio peccato.

Monsignor Guerrino Brusati

Lunedì 13 aprile
Dagli atti degli Apostoli

[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così: “Uomini di Giudea, e voi tutti abitanti di Gerusalemme, vi sia noto questo e fate attenzione alle mie parole: Gesù di Nàzaret – uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso fece tra voi per opera sua, come voi sapete bene -, consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani, l’avete crocifisso e l’avete ucciso. Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere. Dice infatti Davide a suo riguardo: “Contemplavo sempre il Signore innanzi a me; egli sta alla mia destra, perché io non vacilli. Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua e anche la mia carne riposerà nella speranza, perché tu non abbandonerai la mia vita negli inferi né permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione. Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza”. Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto e il suo sepolcro è ancora oggi fra noi. Ma poiché era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente, previde la risurrezione di Cristo e ne parlò: questi non fu abbandonato negli inferi, né la sua carne subì la corruzione. Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire».

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno». Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino a oggi.

Fede e incredulità, adesione e rifiuto, stupore e calcolo menzognero. Se tutto in Gesù è segno di contraddizione, la sua resurrezione ne costituisce il paradigma. Le donne della narrazione evangelica, prime testimoni dell’evento, manifestano subito la propria gioia. Loro sul Golgota c’erano, loro hanno visto il corpo martoriato, sanno come il sepolcro sia stato sigillato. Non servono riflessioni filosofiche. Se ora Lui è lì la sola spiegazione è che Dio lo ha risuscitato, che allora Lui è Dio. Gli si gettano ai piedi, lo adorano ma hanno timore, il timore – crediamo –  di doversi destare e prendere atto di aver solo vissuto un sogno meraviglioso. Ma il Signore le rassicura, le richiama al concreto, dà loro una missione ben precisa. Ed esse vanno,  col cuore colmo di gioia dopo un incontro che le ha cambiate per sempre. I capi dei sacerdoti sul Golgota invece non c’erano. Tutti intenti a non violare i precetti della purificazione rituale per la Pasqua, non potevano e non volevano essere spettatori di quel terribile supplizio del quale pure erano stati gli scaltri registi. Per loro la notizia portata dai soldati non è un bellissimo sogno bensì un terribile incubo. Possiamo persino immaginarne il tormento. “E se i romani avessero commesso una leggerezza? E se non fosse veramente morto? Ma no, il corpo lo hanno portato via i seguaci del Nazareno! Deve essere andata così”. Per mandare a morte Gesù non hanno esitato a praticare la menzogna.

Impossibile fermarsi proprio ora. Beate allora le donne, che hanno voluto seguire il Signore sotto la croce e che gioiscono per l’incontro con il Risorto. La loro compassione, la fame di verità, di amore, di giustizia, di pace è stata saziata oltre ogni misura immaginabile. E affidiamo alla misericordia del Padre i dottori della legge e i sapienti di allora e di sempre che invece non vogliono vedere. Teorizzano Dio ma non sono interessati ad un incontro personale che potrebbe mettere in crisi traballanti certezze. I sacerdoti negano, le donne dicono, anzi gridano che è risorto. Noi stiamo dalle parte delle donne, ma quanto siamo disposti a proclamare apertamente la nostra fede nel sepolcro vuoto, consapevoli del disprezzo del mondo?

Monsignor Guerrino Brusati

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