La Parola che accompagna

Sabato 9 maggio
Dagli Atti degli Apostoli

Il sabato seguente quasi tutta la città [di Antiòchia] si radunò per ascoltare la parola del Signore. Quando videro quella moltitudine, i Giudei furono ricolmi di gelosia e con parole ingiuriose contrastavano le affermazioni di Paolo. Allora Paolo e Bàrnaba con franchezza dichiararono: «Era necessario che fosse proclamata prima di tutto a voi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani. Così infatti ci ha ordinato il Signore: Io ti ho posto per essere luce delle genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra». Nell’udire ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola del Signore, e tutti quelli che erano destinati alla vita eterna credettero. La parola del Signore si diffondeva per tutta la regione. Ma i Giudei sobillarono le pie donne della nobiltà e i notabili della città e suscitarono una persecuzione contro Paolo e Bàrnaba e li cacciarono dal loro territorio. Allora essi, scossa contro di loro la polvere dei piedi, andarono a Icònio. I discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.

“Qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò!”. Che bella frase. Anche se forse ne leggiamo solo un pezzetto nella nostra mente. E la facciamo diventare: “Qualunque cosa chiederete, la farò!”. Ma manca un pezzo importante però: “nel mio nome”, in me. E cosa vuol dire? Non lo so. Mi viene da pensare che voglia dire: <Quando vuoi chiedere qualcosa, anzitutto pensa a chi sono stato io: Figlio nel Padre!>. E anche: <Quando vuoi chiedere qualcosa pensa a ciò che PER ME è stato più importante. Se hai fatto questo, allora poi chiedi. Guarda quello che ho fatto io, e chiedi di voler provare a farlo anche tu. Ascolta quello che ho detto io, e chiedi di saper dire le stesse parole. Fissa i tuoi occhi nei miei, e desidera quel che ho desiderato io per questa umanità: la pienezza del Paradiso!>

don Gabriele Vitiello

Venerdì 8 maggio
Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, [Paolo, giunto ad Antiòchia di Pisìdia, diceva nella sinagoga:] «Fratelli, figli della stirpe di Abramo, e quanti fra voi siete timorati di Dio, a noi è stata mandata la parola di questa salvezza. Gli abitanti di Gerusalemme infatti e i loro capi non hanno riconosciuto Gesù e, condannandolo, hanno portato a compimento le voci dei Profeti che si leggono ogni sabato; pur non avendo trovato alcun motivo di condanna a morte, chiesero a Pilato che egli fosse ucciso. Dopo aver adempiuto tutto quanto era stato scritto di lui, lo deposero dalla croce e lo misero nel sepolcro. Ma Dio lo ha risuscitato dai morti ed egli è apparso per molti giorni a quelli che erano saliti con lui dalla Galilea a Gerusalemme, e questi ora sono testimoni di lui davanti al popolo. E noi vi annunciamo che la promessa fatta ai padri si è realizzata, perché Dio l’ha compiuta per noi, loro figli, risuscitando Gesù, come anche sta scritto nel salmo secondo: Mio figlio sei tu, io oggi ti ho generato».

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: Vado a prepararvi un posto? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me».

Che spettacolo questi versetti. Li ho spesso commentati ai funerali pensando in realtà più a chi restava che a chi era andato avanti. E chiedo scusa se ora mi ripeterò, ma mi fa un sacco bene sentirmi ripetere che: mentre noi siamo qui ad arrabbattarci a costruire qualcosa (si spera di bello e di buono) in questo mondo, c’è Qualcuno che sta facendo altrettanto in Paradiso. E mentre noi costruiamo le nostre case e le nostre opere (che, ahimè, passeranno e crolleranno) Qualcuno (forse orgoglioso di vederci fare, e fare il bene) si industria in egual modo. E lo fa per noi! Con la differenza che quel che ci sta preparando Lui non passerà, non crollerà, non finirà. E’ la bellezza eterna. E’ la casa, finalmente, per la mia Vita!

don Gabriele Vitiello

Giovedì 7 maggio
Dagli Atti degli Apostoli

Salpàti da Pafo, Paolo e i suoi compagni giunsero a Perge, in Panfìlia. Ma Giovanni si separò da loro e ritornò a Gerusalemme. Essi invece, proseguendo da Perge, arrivarono ad Antiòchia in Pisìdia, e, entrati nella sinagòga nel giorno di sabato, sedettero. Dopo la lettura della Legge e dei Profeti, i capi della sinagòga mandarono a dire loro: «Fratelli, se avete qualche parola di esortazione per il popolo, parlate!». Si alzò Paolo e, fatto cenno con la mano, disse: «Uomini d’Israele e voi timorati di Dio, ascoltate. Il Dio di questo popolo d’Israele scelse i nostri padri e rialzò il popolo durante il suo esilio in terra d’Egitto, e con braccio potente li condusse via di là. Quindi sopportò la loro condotta per circa quarant’anni nel deserto, distrusse sette nazioni nella terra di Canaan e concesse loro in eredità quella terra per circa quattrocentocinquanta anni. Dopo questo diede loro dei giudici, fino al profeta Samuèle. Poi essi chiesero un re e Dio diede loro Sàul, figlio di Chis, della tribù di Beniamino, per quarant’anni. E, dopo averlo rimosso, suscitò per loro Davide come re, al quale rese questa testimonianza: Ho trovato Davide, figlio di Iesse, uomo secondo il mio cuore; egli adempirà tutti i miei voleri. Dalla discendenza di lui, secondo la promessa, Dio inviò, come salvatore per Israele, Gesù. Giovanni aveva preparato la sua venuta predicando un battesimo di conversione a tutto il popolo d’Israele. Diceva Giovanni sul finire della sua missione: Io non sono quello che voi pensate! Ma ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di slacciare i sandali».

Dal Vangelo secondo Giovanni

[Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù] disse loro: «In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica. Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma deve compiersi la Scrittura: Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io sono. In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».

Siamo nel contesto dell’ultima cena. Gesù ci ha appena consegnato il pane dicendoci: “Questo è il mio Corpo”. Ecco perché, da allora, ogni cristiano si inginocchia sempre e ovunque quando si trova alla presenza di Quel pane: perché è Gesù, il Signore. E noi, così lo accogliamo: nel segno del Pane.

Ma in quell’ultima cena Gesù fa anche un passo avanti e ci dice: “Lungo il cammino della tua vita, ogni giorno, ti manderò qualcuno. Sarà tuo marito, tua moglie, la tua mamma, il tuo papà, i tuoi fratelli, il tuo vicino, il tuo collega, il tuo capo, il signore che sta viaggiando con te su quel mezzo pubblico (a distanza di sicurezza ovvio): accoglilo! Sono io!”.

Quante volte Signore, ti ho risposto male, ti ho parlato alle spalle, ti ho mandato a quel paese, ti ho messo in cattiva luce, ti ho volutamente fatto irritare o, semplicemente, ti ho guardato male. Signore, sussurrami sempre, ogni volta che incrocio qualcuno, quelle semplici parole: “Sono io”. Ricordamelo! Ne ho bisogno…

don Gabriele Vitiello

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